AVVISO AI MIEI VISITATORI


°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
QUESTO BLOG NON E' CREATO A SCOPO DI LUCRO
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
PRECISO INOLTRE CHE CONTATTERO' SOLO VIA BLOG NON DESIDERANDO UTILIZZARE FACEBOOK O TWITTER
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

I MIEI AMICI LETTORI

venerdì 17 novembre 2017

IL CASTELLO DI CASTRIES - PARTE SECONDA

Continuiamo a seguire l'acquedottto che va verso il castello. Naturalmente l'acqua scorre nell'incavo al di sopra del muro il quale, a sua volta, è coperto con delle pietre di Castries.






La foto qui sotto indica il punto in cui l'acquedotto entra nel castello


Questi archi non riguardano invece l'acquedotto ma servivano e servono solo per schermo rispetto alla gente che abita in faccia visto che le case sono abitate ancora oggi.



Entriamo nella corte d'onore






La famiglia De Castries era molto legata ai reali ed è per questo che avevano avuto autorizzazione di imitare Versailles. Immancabile quindi il busto del re (Luigi XIV) sotto le arcate. Purtroppo la posizione del sole non mi ha permesso di fare una foto decente



La prossima volta entreremo nel castello

lunedì 13 novembre 2017

UN GATTO SCONTROSO


Avete riconosciuto la mia firma ? Voi non la vedete ma, sotto la zampa è scritto: Edgar.

Riprendiamo con quello che mi passa nella mente.

- Cos'è questa bevanda rossa che il mio umano ama tanto bere alla cena ? Del vino ? Non è che sembri molto buono ma io sono un avventuriero gastronomico. Ma fa schifo ! Punge la lingua e la gola. Ah,ah, ah ! Perché sto ridendo da solo ? Hei, Patapouf (per chi non ha seguito i post precedenti, è il cane di casa), vieni, volevo dirti che ti ammmooo moolto. Mamma mia, ho talmente sonno. Ha, ha, hic. Zzzzzzzzzz.

- Mamma mia, questa mattina, ho così male alla testa che credo ci sia una fanfara con tanto di majorette che attraversa il mio cervello.
Tutti questi rumori ... meno forte per pietà !
Silenzio, mi sono vomitato addosso e dovrò passare delle ore per lavarmi. Vedrò più tardi, vado a ridormire. Sono sveglio e mi lavo leccandomi ! Cosa c'è di strano, tutti gli animali lo fanno, salvo i porcospini.

- Regolamento per carezzarmi e grattarmi
Zone autorizzate : il basso della schiena, la testa, il mento, il dorso ed il naso
Zone su concessione personale : la coda, le zampe (anteriori e posteriori)
zone proibite : il ventre (rischiate di trovarvi in sangue)

- Odio la domenica ! Tutta la famiglia dorme il più possibile. Alle volte sono obbligato di aspettare fino alle 10 del mattino per avere la mia scatola di cibo ! E' anche il giorno in cui tutta la famiglia si sdraia per ore ed ore sul "mio" divano. Se ne avessi il potere annullerei questo giorno maledetto.

NOTA DI ELIO : I miei gatti se ne fregano altamente. Sono loro che prendono il posto e noi ci spostiamo. Cosa volete ? Quando si amano gli animali ci vogliono bene dei piccoli sacrifici.



martedì 7 novembre 2017

IL CASTELLO DI CASTRIES - PARTE PRIMA

Nel passato, quando il restauro non era ancora finito, avevo dedicato dei post a questo castello ma, visto che ci sono stati dei miglioramenti con l'apertura di alcune sale, mia moglie ed io abbiamo preferito rivisitarlo.
Il castello è stato dichiarato monumento storico sin dal 1966, ma cominciamo con i dintorni e l'acquedotto che portava l'acqua sia per il palazzo che per le fontane del giardino alla francese, prima del collegamento alla rete comunale.


In questa foto si nota il fregio della prima chiesa di Castries (chiesa romana) che serviva quale cappella privata della nobile famiglia proprietaria del castello. Quando rischiò di crollare per l'incuria si decise di costruire una nuova chiesa aperta però anche ai Castrioti. Questi apportarono comunque la loro contribuzione donando del denaro, del materiale o del tempo per i lavori. Ecco qui sotto la chiesa Saint-Etienne costruita con la pietra di Castries molto ricercata all'epoca:





La nostra guida


E quello che avevamo attorno al luogo dell'appuntamento














Parliamo ora dell'acquedotto, la più importante opera idraulica eseguita in Francia da un privato. René Gaspard de la Croix de Castries incaricò Pierre-Paul Riquet (tra l'altro ideatore e costruttore del Canal du Midi) di portare l'acqua al castello su richiesta dell'architetto paesaggista André Le Nôtre (già autore dei giardini di Versailles). Il Riquet andò a prenderla ad una fonte molto distante per cui l'acquedotto misura 6.822 metri con una pendenza di soli tre metri dall'inizio alla fine. La parte più spettacolare è naturalmente quella dei grandi archi (per poter superare gli avallamenti del terreno senza nuocera alla pendenza).





Per ora mi fermo qui ma nella prossima puntata vedremo altre caratteristiche di questa opera.

giovedì 2 novembre 2017

61° DOGE - MICHELE MOROSINI - 1382




Penso che per questo doge non avrò bisogno di due post. E' il terzo doge ad aver avuto il dogado più breve.
Bene, allora, Michele Morosini fu eletto verso sera il martedì 10 giugno 1382, con 25 voti, essendo anche lui uno dei 41 elettori (!).
Pronipote del doge Marino, era diventato procuratore, dopo aver svolto diverse missioni diplomatiche.
Sua moglie si chiamava Cristina Bondumier e fu dogaressa. Per il suo passato libertino egli aveva passato quache tempo in prigione ma si riprese.
Sarà sicuramente stato "uomo eloquentissimo e sapientissimo, amatore della giustizia" ma, prima di tutto era molto ricco, censito nell'estimo del 1379 per 38.000 lire di "grossi", che lo facevano rientrare nelle seconda fascia dei contribuenti comprendente solo altri tre nobili ed un "popolare". Si era arricchito come mercante prima di darsi alla vita pubblica ed è poco probabile che una volta abbia Donato allo Stato il ricavato delle merci acquistate a Rodi. In ogni caso, se l'avesse fatto, sarebbe stato solo per il suo tornaconto.
Fu uno dei pochi a speculare sulla vendita delle proprietà dei contribuenti impotentes. Acquistava case a più non posso durante la guerra contro Chioggia, malgrado che gli amici gli dicessero di tenere i soldi a Venezia. Lui rispondeva : "Se la città deve aver mal io non voglio aver ben". In realtà sapeva bene che a guerra finita, il valore degli immobili si sarebbe quadruplicato.
Non ebbe comunque il tempo di godersi i suoi soldi perché morì di peste il 15 o 16 ottobre 1382, dopo un insignificante dogado. Fu sepolto in un sontuoso monumento funebre nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo. Una tomba faraonica.

Spero che chi si aspettava delle guerre e delle conquiste non sia deluso e, quindi passo a :

MODI DI DIRE
Quando el casso farà l'ongia
(Quando il pene farà l'unghia)

Modo di dire usato per indicare un avvenimento che non succederà mai.
A questo punto devo aggiungere che il seguito era " e che la mona andrà in fiame" (spero mi perdonerete queste frasi un po' scurrili).
La frase deriva dal fatto che, quando il ponte di Rialto non esisteva ancora, un patrizio che doveva attraversare il Canal Grande per andare dal doge, chiamò il gondoliere  che era già a metà del canale perché tornasse indietro a prenderlo. Il gondoliere non gli diede retta, andò fino al di là del canale e ritornò. Il Patrizio (incavolato) gli disse : " Quando sarò doge costruirò qui un ponte e tu resterai senza lavoro" ed il gondoliere gli rispose con le due frasi sopra indicate. Il problema fu che effettivamente il patrizio diventò doge.
Se vi recate a Venezia andate al Ponte di Rialto sul lato verso il mercato ed il tribunale, guardando il ponte, girate lo sguardo a sinistra ... sulla facciata del palazzo che si offre a voi si trovano due finte colonne con due finti capitelli : su una c'è l'uomo con il pene munito d'unghia e sull'altra la donna con la vagina in fiamme. Buon viaggio.


lunedì 30 ottobre 2017

UN GATTO SCONTROSO


Sono contento che i miei pensieri vi piacciano e quindi continuo. Firmato Edgar.

- Vi ricordate il mio incidente ? Ora vivo nascosto, ho vergogna che mi si veda con questo collarino che neanche Lady Gaga oserebbe portare ! Immagino le risate dei gatti di quartiere se mi vedessero con questo casco alla Daft Punk. Oltre a non essere estetico, è anche pericoloso. Ho rischiato di annegarmi cercando di bere al rubinetto del lavabo.

- E' la prima volta della mia vita che sono contento di vedere un veterinario! Eccomi infine sbarazzato del brutto collarino ed è da un'ora che, finalmente, mi gratto le orecchie. Lo sognavo da molti giorni.

- Non credo alle relazioni sulla distanza ma ho spostato il mio letto a lato del frigorifero. la mia posizione è strategica : ad un metro dal frigo, a 50 centimetri della mia ciotola ed a qualche passo della tavola di cucina. Posso verificare i passaggi verso il frigo e mendicare del cibo e, questo, senza il minimo sforzo. Non sono un pigro, ottimizzo i miei spostamenti.

- Se il ridicolo uccidesse, sarei morto oggi. Questa mattina lappando l'acqua sul fondo del WC (come se voi non l'avreste ma fatto, banda di ipocriti !) , ne sono stupidamente caduto dentro ed ho messo almeno dieci minuti per uscire da questo impiccio.
Vi vedo sorridere. Fate molta attenzione, sono particolarmente suscettibile.

- Oggi primo giorno d'aprile ! Il pesce ? A proposito non vi sembra un'ingiuria chiamare un pesce "gatto" questi abitanti nocivi dei mari?  Forse perché hanno dei baffi sulla loro bocca di merluzzo ?
Ho l'intenzione di portare denuncia contro questi plagiari. Attendendo questa lunga procedura giudiziaria, vado a vedere se, per caso, ne trovo uno nella mia ciotola.

A presto.


Come si dorme bene insieme

sabato 21 ottobre 2017

60° DOGE - ANDREA CONTARINI (1368-1382) - PARTE SECONDA

.



Eravamo rimasti con i Genovesi diretti su Tenedo difesa da Antonio Venier.
Era quindi inevitabile il rinnovarsi di una guerra ad ampio raggio tra le due potenze marinare che trovarono ambedue dei sostenitori per terra e per mare : Venezia con il re di Cipro e l'imperatore Giovanni II Paleologo, rientrato in possesso del trono di Bisanzio con l'aiuto dei Veneziani ai quali concesse i privilegi che avevano i Genovesi e questi ultimi con il re d'Ungheria, con Francesco da Carrara (guarda caso), con il duca d'Austria (che aspirava sempre a Trieste) e con il solito patriarca di Aquileia, nella persona di Maquardo.
Il primo scontro si ebbe il 30 maggio 1378 : al largo di Azio la flotta veneziana comandata da Vettor Pisani ebbe la meglio su quella genovese di Luigi Fieschi.
Dopo diverse scorrerie nell'arcipelago e nell'Adriatico, il Pisani, durante l'inverno, si ritirò a Pola ed il 7 maggio dell'anno dopo un'agguerita flotta genovese, comandata da Luciano Doria, lo attaccò sconfiggendolo con la perdita di 15 galee, 700 morti e più di 2.000 prigionieri. Con poche navi si rifugiò a Parenzo, ma il governo Veneziano, sgomento, ne ordina l'arresto. Il 7 luglio 1379 l'ammiraglio viene processato per avere combattuto "cum magno inordine" e abbandonato il campo prima che lo scontro fosse terminato. Si prende sei mesi di carcere e l'interdizione ai pubblici uffici per cinque anni.
Nel frattempo, il 6 agosto, i Genovesi sono a Chioggia, cadono Malamocco, Poneglia e S. Erasmo mentre Francesco da Carrara ha già costituito un fronte che blocca tutte le vie fluviali di approvigionamento. Per Venezia sembra la fine ma la Repubblica si riprende. Innanzitutto, a richiesta del popolo e del Senato, il 18 agosto viene liberato e reintegrato nelle sue funzioni Vettor Pisani e poi viene prescritta una serie di prestiti forzosi per sostenere le spese di guerra e per armare in modo particolare 40 galee, alle quali se ne aggiungono altre allestite da privati su promessa del governo di accogliere nel Maggior Consiglio 30 famiglie le più popolari e benemerite. Costituite le varie ciurme su volontarie iscrizioni e messo insieme un buon numero di combattenti si passa all'offensiva. Si difendono i punti nevralgici della città esposti agli attacchi e la flotta, comandata da Vettor Pisani e dall'ottuagenario  doge stesso, riesce il 22 dicembre ad isolare Chioggia: i Genovesi da conquistatori diventano assediati. E' già un primo smacco.
Il patriarca di Aquileia e Francesco da Carrara tentano invano di far giungere a Chioggia dei convogli di vettovaglie e gli assediati non riescono ad aprirsi un varco tra i piccoli canali ostruiti. Le navi veneziane si limitano ad intercettare ed affondare le navi di soccorso piene di viveri con l'aiuto anche di Carlo Zen tornato dall'Oriente con 18 galee cariche di bottino. Il 24 giugno 1380 i Genovesi sono costretti ad arrendersi abbandonando 4.300 prigionieri e 19 galee. Bella rivincita per Venezia e brutta disfatta per Genova. La guerra sarebbe continuata in mare aperto dove il Pisani trovò la morte per febbri malariche, e con scontri nella terraferma con alterna fortuna, ma alla fine, per intercessione del Papa Urbano VI e di Amedeo VI di Savoia, si arrivò, l'8 agosto 1381, alla pace di Torino, accettata bene o male da Venezia. La Repubblica rinunciava definitivamente alla Dalmazia, perdeva i commerci sul Mar Nero, cedeva Treviso e Conegliano al duca d'Austria e assegnava a Trieste l'autonomia dietro un semplice tributo di vino ed olio mentre l'isola di Tenedo andava al conte di Savoia per la sua prestazione di mediatore. Conservava comunque il mantenimento di altre colonie, Creta compresa, mentre si era all'inizio della lenta ed irreversibile decadenza di Genova, ed il potere politico-amministrativo aveva retto bene il colpo.
Al contrario vi fu un disastro finanziario perché le quotazioni delle cartelle abbassarono molto ed i contribuenti dovettero venderle ad un quarto del loro valore per acquistarne delle nuove al 100% del loro valore. In molti non riuscirono a farcela e quindi lo Stato intervenne con il sequestro dei beni e tra gli insolventi c'era lo stesso doge.
La guerra di Chioggia rappresentò quindi la rovina per molti benestanti ed una sorta di speculazione per pochi ricchi che incrementarono i loro beni, ma lo Stato era salvo.
Il 4 settembre 1381 furono ufficialmente ascritte al Maggior Consiglio le trenta famiglie popolari considerate come "benemerite della patria. Apparirono quindi nuovi nomi e si apriva per Venezia una nuova epoca che l'avrebbe fatta definitivamente uscire dalla crisi verso un Rinascimento commerciale e culturale.
Andrea Contarini non ebbe il tempo di accorgersene perché morì il 5 giugno 1382 e fu sepolto nel chiostro della chiesa di S. Stefano.



MODI DI DIRE

Teroni, cabibi

Epiteti faceti e non offensivi rivolti dai veneziani agli originari dal Sud (subito dopo Chioggia, secondo loro)

Polentoni, caga in aqua

Sono invece gli epiteti riservati ai veneziani sia dal sud che dal nord.


martedì 17 ottobre 2017

60° DOGE - ANDREA CONTARINI (1368-1382) -PARTE PRIMA

Premetto che per questo lungo dogado preferisco dividere il post in due parti

Nel conclave che seguì alla morte di Marco Corner, i candidati alla successione erano molti ma su tutti spiccava Andrea Contarini che per ben due volte era riuscito a non farsi eleggere. In un viaggio in Oriente, un arabo gli aveva predetto che sarebbe diventato doge ma che avrebbe dovuto affrontare gravi problemi.
Allora, invece di partecipare al conclave, egli si ritirò in una sua villa di Paluello, presso Padova, al fine di evitare l'elezione.
Venne eletto ugualmente, con 25 voti, e fu costretto ad accettare perché assieme alla nomina arrivò la minaccia della confisca di tutti i suoi beni se avesse rifiutato. Ritornò a Venezia accompagnato da sedici patrizi. Fu sommerso di lodi, meritate, sia dai cronisti dell'epoca che dal popolo.
Aveva però qualche macchia nel suo passato. Giovane "moneghino" (nome attribuito a chi si accoppiava con le monache) fece lega con Marco Priuli ed insieme si recarono nel convento della Celestia dove Marco aveva un'amante. Andrea si infila anche lui nel letto di un'altra suora con o senza il di lei consenso. Si accorge che la donna ha una fede che porta essendo sposa di Cristo e non si sa se sia lui a fuggire per rimorso (dopo l'atto) o se sia stato cacciato dalla suora per atto non compiuto. Passando per il chiostro davanti ad un crocefisso di legno, narra la leggenda, vide il Cristo muovere il capo sdegnosamente e restare poi con il capo abbassato. Gli venne anche in sogno durante la notte predicendogli il dogado.
Da quel momento si comportò morigeratamente, sposo fedele  (quasi) di Costanza, che fu dogaressa, padre di due figli e due figlie ma con la zonta (aggiunta in veneziano) di un figlio di nome Marino che non si sa da chi l'avesse avuto, sempre che non fosse il figlio della famosa monaca. Altro precedente: inviato a Creta, non si sa perché tornò in patria senza il permesso del doge, ma si pensa che fosse lecita la sua fuga essendo poi condannato soltanto ad una multa di mille lire.
Quindi, molto probabilmente, i meriti di cui si parla probabilmente arrivarono dopo l'elezione al dogado.
Come dalla previsione dell'arabo, cominciarono i problemi. I Triestini depredarono una nave veneziana e la Repubblica inviò immediatamente milizie e navi che assediarono la città da terra e dal mare. Venezia voleva umiliare Trieste, e per sua fortuna, Leopoldo, duca d'Austria, non intervenne malgrado la richiesta di aiuto della città che si arrese nel novembre del 1369 accettando il dominio della Repubblica lagunare che si dimostrò abbastanza clemente. Si lasciò al comando la municipalità esistente ed si autorizzò un'autonoma attività commerciale. Venezia versò agli Asburgo 75.000 ducati d'oro in cambio della loro rinuncia ad ogni diritto su Trieste. Però anche questo pagamento, fatto per essere tranquilli, pesò molto sulle finanze dello Stato ed, a posteriori, si rivelò un errore.
Poi tornò alla carica Francesco da Carrara che voleva colpire il traffico mercantile di Venezia nell'entroterra. Le sue fortificazioni sulla Brenta erano arrivate in prossimità della laguna. Gli ungheresi inotre accorsero in aiuto al signore di Padova e quindi gli scontri diventarono inevitabili ma la città doveva poteggersi anche dalle eventuali "talpe" carraresi e padovane che vi vivevano già. Scattò quindi lo stato d'emergenza anche perché Francesco da Carrara mirava ad avvelenare l'acqua potabile ed a provocare degli  incendi all'interno della città. Modo un po' scorretto, per quei tempi, di condurre una guerra. Fu però arrestato un certo frate Agostino ed il maneggio fu sventato.
L'orgogliosa Venezia organizzò un esercito di 7.000 uomini e sconfisse le truppe del re Ludovico d'Ungheria che si ritirò dalla guerra il 21 settembre del 1373. Francesco, che aveva chiesto aiuto al Duca d'Austria, si accorse che Venezia aveva sobillato suo fratello Marsilio per usurpargli la Signoria e preferì chiedere la pace che gli costò, quale indennità di guerra, la somma di 60.000 ducati ed una implorazione per un solenne perdono al doge in persona. Il 2 ottobre 1373, suo figlio, Francesco Novello, rese omaggio ad Andrea Contarini nella sala del Maggior Consiglio, in ginocchio, giurando l'osservanza delle condizioni di pace. Era accompagnato da Francesco Petrarca (residente ad Arquà), come fiduciario dei Carraresi ma ben visto dalla Repubblica Veneta.
Trieste e Padova si tenevano comunque pronte per una rivincita e questa si presentò quando Genova e Venezia si scontrarono per un combattimento all'ultimo sangue.
La scintilla di questo ennesimo scontro fra le due repubbliche marinare si accese il 10 ottobre dello stesso anno. A Famagosta, durante l'incoronazione di Pietro II di Lusignano quale re di Cipro, il Console di Genova Paganino Doria ed il bailo Veneziano Marino Malipiero si insultarono a vicenda ed i genovesi furno scaraventati dalle finistre del palazzo. La lite poi si propagò e divenne una caccia ai genovesi in tutta Famagosta. Genova reagì inviando ingenti forze militari che conquistarono molte piazzaforti dell'isola, restituibili solo contro un pagamento di circa due milioni di fiorini. Venezia non si era mossa ma chiaramente non poteva ignorara la richiesta di aiuto di Pietro II che non voleva sottostare ad un'imposizione così umiliante per le colpe delle quali, in fondo, era responsabile la città lagunare. Oltretutto i genovesi avevano diretto la loro flotta su Tenedo, l'isola all'imboccatura dell'Ellesponto e scalo importante per il traffico sul Bosforo. Venezia l'aveva avuta dall'imperatore Giovanni II Paleologo quale garanzia per un prestito di 30.000 ducati d'oro ed il provveditore Veneziano Antonio Venier la difendeva strenuamente contro i genovesi.

FINE DELLA PRIMA PARTE

MODI DI DIRE

Parlar come un fachin de strada o dela Maritima
(Parlare come un facchino di strada o della Marittima)
Quindi in modo sguaiato e sboccato.

Bisogna però ricordare che il termine "fachin" deriva da un nobilissimo etimo arabo : faquil, dapprima dato ai maestri in teologia, passato in secondo luogo per indicare uno scritturale e poi un venditore ambulante per arrivare poi ad un mestiere che rende di più e cioè, il facchino.
Nota bene : per il facchino di dogana, mestiere diffusissimo durante la Serenissima, il termine dialettale corretto è bastazo (dall'italiano basto, soma, peso).

domenica 8 ottobre 2017

UN GATTO SCONTROSO

Torno a trovarvi e spero che le mie elucubrazioni vi piacciano. Un caro saluto. EDGAR

- E' deciso, devo assolutamente fare un regime senza tardare. Ma, siccome non riesco a riflettere a stomaco vuoto, vado prima a mangiucchiare qualche cosa.

- In definitiva l'idea della dieta era proprio inutile. Io non  vado mai in spiaggia e mi piace solo la sabbia della mia lettiera ... quando è pulita.

- Sono le tre del mattino, salgo al piano superiore ed entro nella camera dei miei umani grandi. Lui ha i piedi che spuntano da sotto la coperta. Conto alla rovescia, faccio uscire le mie unghie e le pianto nel suo piede ! Scappo a tutta velocità e torno a dormire con il cuore più leggero dopo questa missione riuscita.

- Questa mattina mi sono stupidamente ferito alla testa durante la caccia ai passeri. Il furbo uccello ha decolato prima che io arrivi a prenderlo e, risultato, sono atterrato all'interno del rosaio. Direzione il veterinario ma vi rassicuro subito, le ferite erano assolutamente non gravi.

- Sono veramente deluso, nessuno di voi mi ha contattato inquietandosi della mia sorte, neanche un fiore, né del cibo dopo il mio incidente. Eccomi obbligato a portare un ridicolo attrezzo attorno al collo che mi impedisce di grattarmi e riaprire la piaga.

Vado a mangiare per consolarmi. Ciaooooo.

Sono solo l'amica di Edgar


giovedì 28 settembre 2017

LE CHATEAU D'O



Alla periferia di Montpellier sorge un castello che è ormai divenuto un luogo di differenti spettacoli.
Prima di farvi vedere le foto desidero raccontarvi la sua storia.
Per quanto possa apparire insolito il Castello d'O non fu mai proprietà di François d'O, favorito di Enrico III e controllore delle finanze di cattiva reputazione. Aveva il gusto di costruire degli immobili. Nel suo castello dell'Orne, il vero castello d'O, aveva utilizzato tutti i  marmi possibili ed immaginabili ma non era attirato dal sud della Francia.
Nel XVI secolo il Castello d'O, vicino Montpellier, non era altro che una tenuta agricola fatta di terre arabili e di pascoli per i montoni  che si trovava nella sfera di influenza del Signore della Mosson.
Quando Jean-Emmanuel de Guignard, Visconte di Saint Priest, Intendente del Languedoc, comprò il terreno e la casa campestre, la fece restaurare a forma di castello facendo anche importanti lavori idraulici. Però la città di Montpellier modificò le Lez per le proprie necessità e quindi le fontane monumentali costruite restarono con poca acqua. Saint-Priest battezzò il castello con il nome di Chateau d'Eau e questo nome gli restò per circa un secolo ma siccome la denominazione fu poi assegnata al serbatoio del Peyrou (centro città) si cambiò il nome in Chateau d'O.
Dopo molte peripezie con passaggi vari della proprietà, arrivò nelle mani del Consigliere Leblanc che lo lasciò, assieme ad altri beni, ai poveri ospitati nell'Hostel Dieu Saint-Eloy. Ma il Consiglio di quest'ultimo decise di venderlo per 120.000 sterline invece di ospitare gli ammalati e nel 1752 divenne proprietario Etienne de Duranty, avvocato al Parlamento di Parigi. Comunque Etienne morì poco dopo lasciando nove figli minori e suo fratello, nominato tutore, liquidò subito la successione per fare il bene della famiglia che non poteva sopportare i costi del mantenimento.
Così il castello divenne proprietà del Visconte di Saint-Priest, Jean Emanuel de Guignard, che lo rese ancora più bello tracciando nuovi giardini creando anche un grande bacino d'acqua appropriandosi di una parte delle acque del Lez, secondo il dire del sindaco dell'epoca, Cambacérès. La verità è che il castello aveva abbondanza d'acqua e fu il comune che ridusse il gettito per il castello. Ci furono molti anni di processi e, solo nel 1785, Saint-Priest ottenne il diritto di prelevare una parte delle acque dell'acquedotto. Gli eredi di Saint-Priest vendettero il castello, prima della rivoluzione, a Pierre de Vignolles de la Farelle la cui vedova lo cedette ad un certo James, negoziante di Montpellier che lo rivendette a sua volta. La proprietà passò ancora di mano in mano fino ad arrivare ai Vescovi di Montpellier e nel 1905 divenne proprietà del dipartimento dell'Herault che lo affittò all'ospedale psichiatrico di Font d'Aurelle. Quest'ultimo lo lasciò all'abbandono fino a che il Conseil Général lo riprese e lo restaurò come si deve.
Oggi è diventato un museo dei giardini ed un luogo di spettacoli sia in sala che all'aria aperta.
Non mi resta che farvi vedere alcune foto.





Il teatro



Ci si può arrivare anche in tram


Il teatro al'aperto


lunedì 25 settembre 2017

UN GATTO SCONTROSO

Ancora qualche racconto di vita gattesca

- Ieri ho scorto una mosca sul vetro della sala. Ascoltando solo il mio istinto di cacciatore, sono saltato verso la finestra per cercare di prenderla e ... ho morso il vetro. La Mosca era dall'altra parte della finestra. Vi proibisco di ridere e di raccontare questa vicenda a qualsiasi persona.

- Sono Luke Skywalker quando mi batto contro il raggio laser del mio piccolo umano. Adoro questo gioco, mi rende matto. Lo afferro nel corridoio. Ah, mi scappa; eccolo nel bagno, nella vasca, non mi scapperai ....
Pluff !!!
Il furbo, il traditore, lo scellerato, tutto questo era solo una trappola per farmi prendere un bagno!

- Tanto da fare e così poche motivazioni ! E' la storia della mia vita. Sono nato per costruire delle cattedrali, cambiare la faccia del mondo, rivoluzionare il vostro modo di pensare, lasciare la mia impronta. Ma ecco, quando passo davanti al mio cuscino preferito, mi dico che il mondo può bene attendere che io faccia un piccolo pisolino.

La mia giovane padroncina è in piena crisi d'adolescenza. Si innervosisce per un niente, sbatte le porte, urla ai genitori. Ho paura di fare anch'io una crisi di questo genere. Per l'età dei  gatti avrei circa 14 anni quando sarò a 1 anno. Mi restano dunque tre mesi prima dei brufoli e dei comportamenti strani. Non ne ho proprio voglia.

- Ho deciso di lanciarmi nella moda e di diventare il nuovo Lagerfeld. Se dovessi descrivere il mio stile, direi che amo il non convenzionale, le frange, il punk. Per preparare la mia collezione autunno-inverno ho rifatto tutto il guardaroba della mia umana (la grande).

- Forse dovrò fare una pausa con la moda ! Il mio colpo d'unghia non è ancora a punto, ma da lì a farmi gridare addosso ! Il solito problema con la gente che non sa riconoscere il talento di un creatore in anticipo sulla propria epoca.

Aspettatemi ancora, intanto vado a dormire ancora un po'.



Selma e Frida hanno deciso di imitarlo